Domani, venerdì 27 giugno 2008, sarà l’ultimo giorno di lavoro di Bill Gates alla Microsoft. L’uomo che ha cambiato profondamente il modo quotidiano di lavorare di mezzo mondo, se ne va ‘in pensione’ a 52 anni. O meglio, si dedicherà completamente a ridare all’umanità almeno parte della stratosferica ricchezza accumulata negli ultimi 30 anni. Prima o poi, vedrete, vincerà anche il Nobel per la pace, perché la Bill and Melinda Gates Foundation (che è gestita in modo pragmatico come una multinazionale), raggiunge davvero risultati straordinari, facendo anche ‘piccole’ cose fondamentali (come vaccinare centinaia di bambini africani) troppo spesso dimenticate dalle grandi organizzazioni governative.
La decisione di Gates, pensionato d’oro a 52 anni, è il miglior riassunto di tutto quello che differenzia gli States da noi. L’idea che uno degli uomini più ricchi del pianeta molli tutto, lasci al altri il timone finanziario, creativo, politico, gestionale, ecc ecc in Italia non è semplicemente concepibile. Basta vederlo nell’attaccamento feroce alle poltrone del potere, di qualunque tipo e di qualunque livello. Basta guardare all’età media di chi è seduto su quelle poltrone (quanti under 40, per non dire under 30, senza cognomi eccellenti trovate ai vertici?). Ovvio che a 52 anni non molla nessuno, anche se proprio quella dei cinquantenni di oggi è stata l’unica e l’ultima generazione italiana che è giunta al potere da giovane (per capirci: negli anni ’80 hanno colto l’attimo, e poi hanno accuratamente chiuso le porte per evitare che altri potessero entrare dopo di loro).
Gates può stare simpatico o antipatico: da sempre il mondo dell’informatica si è spaccato fra chi lo ama e chi lo odia. A me ha sempre suscitato un grande senso di stima e gratitudine per tutto quello che ha fatto negli ultimi anni da quando sono approdato nel mondo dell'informatica. Ha cambiato sicuramente il mio mondo e il mio modo di lavorare ma penso che abbia cambiato il modo di lavorare milioni di persone, spero che riesca con la sua fondazione a fare anche un decimo di ciò che ha fatto col mondo del software... basterebbe questo per rendere il mondo, di chi ha bisogno veramente questa volta, migliore nel vero senso della parola.
Ciao Bill.. e grazie di cuore